Travata By Night 2026

La notte in cui la roccia si è fatta falò

Nel buio del bosco una fiamma verticale segna il punto di ritrovo stabilito: la falesia della Travata, illuminata di un giallo acceso, sembra quasi un enorme falò che regala calore e divertimento a tutta la famiglia del Valsabbia Climbing. Ai piedi della parete si incontrano visi sorridenti e un fare caciarone. Ci sono mani ancora sbiancate dalla magnesite che brandiscono boccali di birra e stringono panini con salamina e formaggio fuso, mentre la musica in sottofondo rende l'atmosfera ancora più festosa.


La cosa più bella è vedere il desiderio profondo di condivisione, la voglia autentica di stare insieme con chi vive questo sport con uno spirito genuino. C'è tanta voglia di fare per il puro gusto di farlo, lontano dalle mode momentanee o da logiche di volgare lucro.
Vari personaggi sono ormai diventati un punto di riferimento insostituibile in questo evento, ed è soprattutto grazie a loro che tutto si rende possibile. Troviamo il giunonico Stefen, impeccabile addetto alla cucina, assieme all’ "orsacchiotto" Colla, che escogita sempre nuove tecnologie per garantire una gestione sempre più fluida.

Ci sono il presidente Giorgio e Kamil, che non mancano mai nei vari lavori di fatica, e il Barba, attivo e presente fin dall’inizio. Non può mancare il tuttofare Benji che, tra tutto il casino che fa, alla fine combina sempre qualcosa di buono! E poi ancora Nicola, Toso, Pigi, Paolo, Argo, Marco, Lorenzo, Matteo, Marini, Ario e Anna: tutti sempre sul pezzo.
Il successo di questa serata è proprio il frutto della singolarità di ciascuno che, unita a quella degli altri, fa la differenza. C'è una spontaneità profonda in tutto questo: da chi ha iniziato la settimana precedente con la faticosa pulizia della falesia, a chi si è unito all’ultimo minuto per dare una mano, fino a chi il giorno successivo ha pulito e sistemato tutto quanto, senza lasciare traccia.

Un ringraziamento speciale va a Davide del Semtex, che ci ha fornito le ottime birre e l'impianto alla spina, alla Protezione Civile e alle istituzioni comunali.


Grazie a tutti. Grazie soprattutto a ciascuno di voi che ha partecipato di cuore, condividendo l’amore attento e meticoloso per la pietra e l'arrampicata. Perché arrampicare non è una sfida di petto alla montagna, non è uno sport, ma un dialogo silenzioso fatto di millimetri, precisione e intesa profonda tra la roccia e il nostro intimo io.

 

A cura del Team Budellone